Caso Origone, poliziotti condannati, Fsp Polizia: “In piazza il pm di turno”

“Le pronunce giudiziarie come sempre si rispettano ma, in attesa di conoscere le motivazioni della condanna degli agenti coinvolti nel caso Origone, è pur lecito fare una riflessione, soprattutto considerato il non peregrino rischio che come al solito qualcuno ceda alla tentazione di gridare ‘all’abuso di vili torturatori’, partendo con la consueta criminalizzazione e delegittimazione degli operatori in divisa. Ma, soprattutto, per tornare a chiedere con tutta la forza possibile che alle manifestazioni di piazza siano presenti anche i pm di turno”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, dopo la sentenza del gup che ha condannato a 40 giorni ciascuno i quattro poliziotti accusati di aver picchiato il giornalista Stefano Origone, per lesioni colpose ed eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi. “Intanto – aggiunge Mazzetti -, di fronte a vani tentativi di ‘dissezionare’ chirurgicamente da comode poltrone interventi delicati, caotici e complicatissimi, è sempre necessario invitare a tentare solo di immaginare un contesto esagitato ed estremamente confuso, di vera e propria guerriglia che si protrae così a lungo, in cui le dotazioni come ad esempio i caschi di servizio limitano sia le percezioni uditive che visive laddove, oltretutto, quasi sempre i giornalisti non indossano pettorine o segni di riconoscimento, in mezzo a facinorosi scatenati da cui, evviva Dio, i poliziotti dovranno pur difendersi. Ebbene, pretendere che in questi contesti, in cui ci si può trovare a dover fronteggiare una violenza furiosa, un operatore sia perfettamente freddo, distaccato e tranquillo, come un qualsiasi burocrate dietro a una scrivania è contestabile. Dire ‘si può difendere, con due manganellate ma non tre’ lascia alquanto perplessi. Quei poliziotti a Genova stavano facendo il proprio lavoro. Certe esperienze, certe sensazioni, emozioni e paure si possono comprendere solo se vissute sulla propria pelle, altrimenti ricostruire e valutare certi stati d’animo rischia di diventare un fantasioso esercizio di immaginazione ben lontano dalla cruda realtà. Ecco perché i pm dovrebbero essere presenti a cortei e manifestazioni, per avere un osservatorio reale e concreto di ciò che accade”.   

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